“Da 100 a 100”: il racconto di Boscolo Andrea Gabbon sulla 100km del Passatore

//“Da 100 a 100”: il racconto di Boscolo Andrea Gabbon sulla 100km del Passatore

“Da 100 a 100”: il racconto di Boscolo Andrea Gabbon sulla 100km del Passatore

Di solito si dice “da zero a cento” per indicare il passaggio da niente a tutto, con richiamo al gergo automobilistico. Nel mio caso la scala di misura va da cento a cento. Da 100kg a 100km.
Nel 2013, arrivato a 100kg, mi imposi di dimagrire e ieri ho concluso la mia prima 100km del Passatore.
Corro da 5 anni ed amo questo sport. Ho perso peso, visitato posti nuovi, conosciuto me stesso e tante persone stupende.
Dopo due grandi delusioni sulla distanza regina persi un po’ d’entusiasmo. Gran begli allenamenti ma in competizione sconfortanti delusioni.
Restava comunque in me una grande voglia di correre, più che “forte” di correre “tanto”.
E si presenta l’occasione quando nell’aria tra i compagni di squadra aleggia la parola “Passatore”.

100km sono quasi due maratone e mezza ed anche se per noi comuni mortali non saranno tutti percorsi di corsa sono lo stesso tanti, tantissimi. E bisogna allenare anche la camminata. Cosa che primo non viene ben vista dal runner, è quasi una sconfitta, chi cammina si arrende; secondo è un’andatura che non ero in grado di tenere con dignitose velocità.

Trovo Narciso, un altro pazzo che la vuole affrontare, lui è determinato. Mi aggrego ai suoi allenamenti. Provo a cimentarmi nella camminata sportiva. E mi piace!
Sondo il terreno tra i corridori dei Cavalli Marini che hanno già percorso questa distanza: “Ma secondo voi ce la faccio a fare 100km?”. Mi rispondono quasi con semplicità “Sì, li fai sì. Basta che ti alleni un attimo.”
Boh, resto perplesso. Per la maratona ci sono tante raccomandazioni e una cento chilometri è quasi una passeggiata? Certo, ci sono 20 ore di tempo per farla, ma sono sempre 100km!
In corso d’opera si aggrega anche Annalisa e diventiamo “I Passatelli”.

Corsa, camminata, misto… Chilometri su chilometri.
Facciamo assieme la nostra prima ultra in allenamento: 60km di cui un 1km di corsa e 500m di camminata. Ed è stato bellissimo!
Partiti di buonora da 1/6H di Ponte San Nicolò (PD) siamo arrivati ai nostri amati faro e ponte di legno. Quanta gioia!
Ed ho scoperto che mi piaceva correre con lo zainetto in autosufficienza visitando posti nuovi!

Conscio di essere aumentato di peso dall’ultimo infortunio, mi metto di nuovo nelle mani del mio amico nutrizionista Mario e perdo in due mesi 8kg, senza essere mai giù di tono negli allenamenti. Con grande sollievo delle ginocchia ritorno ad essere normopeso e con poco più di 1200km di allenamento sulle gambe.
Abbracciando la campagna di sensibilizzazione di La Colonna ONLUS – Associazione Lesioni Spinali, associamo la nostra corsa ad una raccolta fondi. Correre per chi non può mi responsabilizza, dà più carica. Sono felice di contribuire anch’io.
Dopo una maratona ed un lungo di 70km corsi sotto condizioni meteorologiche avverse, arriva il grande giorno.

Alle 15 di sabato 25 maggio noi siamo pronti alla partenza, ed i nostri accompagnatori ci aspettano durante il percorso pronti a supportarci.
Primi chilometri di corsa facile, tutto piano. Poi inizia la salita e ringrazio tutti gli allenamenti fatti camminando. C’è caldo, il sole batte un po’ ma è tutto sopportabile. È tutto un gran fiume di gente. 3300 persone iniziano la prima arrampicata.
Durante il tragitto troviamo i nostri supporter Cavalli Marini che ci incitano a festa. Che spettacolo di ragazzi!
Il primo scollinamento è semplice. C’è ancora luce, si è freschi.
Durante la prima discesa alterniamo corsa a camminata. Procediamo bene.
Inizia la seconda salita, verso il passo della Colla, ed intanto il sole scende.
Non ci sono lampioni ad illuminare il percorso. Il cielo è coperto. Si vedono solo i cerchi di luce delle lampade frontali. Ho la prima crisi. Le luci degli altri mi infastidiscono, le vedo rimbalzare dappertutto con la coda dell’occhio. La salita è eterna, estenuante. Il buio è claustrofobico.
Arriva il primo paesetto con un po’ di lampioni ad illuminare. Un breve ristoro e ci immergiamo ancora nel buio.
La storia si ripete, sono affannato dal senso di chiuso ed attorno le luci zampillando mi fanno quasi perdere l’equilibrio.

Ma arriviamo alla Colla, c’è Barbara ad incitarmi, c’è luce, c’è il cartello dei 50km. Come mi avessero dato uno schiaffo mi riprendo. Inizia la discesa, corriamo. Vestiti un po’ più pesanti l’aria rinfresca lo stesso. C’è anche un po’ di pioggia.
Una volta arrivati in piano ho la seconda crisi. Abituato a scendere, il piano mi si presenta come un vuoto d’aria in aereo. Mi fa mancare il respiro, mi sento pesante. Passa anche questo dopo un po’ di assestamento del corpo alla nuova postura.
Vedo di nuovo Barbara ad aspettarmi ad un ristoro. Gli chiedo di ripresentarsi a quello dell’88°. Ho pensato che avere un obiettivo intermedio mi avrebbe aiutato e così è stato perché ho saputo affrontare la terza crisi. I chilometri non finivano mai. Orologio sempre sottocchio mi sembrava di essere fermo. Ho pensato seriamente al ritiro. La fatica era tanta.

Salutare di nuovo Barbara e bere un bicchiere pieno di caffè mi hanno aiutato. Bere il caffè è stato un azzardo. Se ti prende la pancia sei fregato. Non hai le forze per contrastare un cedimento.
Come automi con sottocchio la linea bianca della strada andavamo avanti. E piove.
Al 95°km c’erano Romano ed Antonio ad aspettarci. Ho iniziato a piangere. Non riuscivo a parlare. Lacrime e lacrime.
Romano ci cantava a mo’ di coro da stadio “Non mollare mai! Non mollare mai!”, restandoci dietro.
Cartello di Faenza, statua del Passatore e rettilineo. Senza accorgermene stavamo camminando molto speditamente. Non eravamo più degli zombie. Annalisa ad un certo punto mi fa: “Ma ci stiamo riuscendo veramente?”

Ultimi metri, ci togliamo gli antivento e corriamo! Bandiera dei Cavalli Marini alta nel cielo, bacio Barbara e piango ancora di più. Sono una maschera di lacrime.
Tagliamo il traguardo. Fermo l’orologio a 102km.
Ho la medaglia al collo. Piango, piango e piango. Non so quello che devo fare. Riesco solo a piangere.
Resi, moglie di Narciso mi consiglia: “Chiama Barbara che ti raggiunga”.
Intanto mi ritrovo con il diploma e le sacche dei vestiti in mano e mi raggiunge Barbara. Mi siedo sotto ad un tendone e non riesco a cambiarmi. Riesco solo a piangere come un bambino.
Compagni di squadra mi raggiungono per congratularsi, li abbraccio forte. Mando un video alla chat dei Cavalli.
Mi cambio mentre fuori si abbatte un temporale estivo. Ce lo siamo risparmiati per un pelo. Altri nostri compagni non sono stati così fortunati. Ma sono veterani, non gli fa un baffo.

La fatica è stata tantissima, enorme. Ma la gioia finale la supera alla grande. È stata una rivalsa per le delusioni sportive precedenti. Sono sciocchezze dopo questa vittoria.
Ringrazio tutti i Cavalli Marini per il supporto morale, i nostri accompagnatori per il sostegno in corsa, i miei compagni d’avventura Narciso ed Annalisa, senza di loro non avrei avuto lo stimolo giusto, Barbara, la mia compagna, per tutti i sacrifici che ha fatto per me.
Ed infine ringrazio questo sport, la corsa, che ormai, o per fortuna, non riesco più a farne a meno.

Scritto da |2019-05-27T22:37:55+00:0027 Maggio 2019|News|0 commenti