Maratona di Ravenna – Il racconto di Annalisa Zennaro

//Maratona di Ravenna – Il racconto di Annalisa Zennaro

Maratona di Ravenna – Il racconto di Annalisa Zennaro

Quando ho deciso di iscrivermi a Ravenna, il mio unico obiettivo era  quello di riuscire a tagliare il traguardo della maratona correndola tutta, obiettivo anno 2018.

Con questo spirito ho iniziato la preparazione a luglio, nonostante il caldo e nonostante la consapevolezza che non sarebbe stato facile farlo da sola. La mia consolazione era che, secondo la tabella, i lunghi lunghi iniziavano a settembre, quando ormai (forse) il caldo afoso iniziava a diminuire. Così per fortuna è stato. Con qualche accorgimento, alzandosi presto la mattina e correndo la sera tardi, le settimane sono passate veloci e la data di novembre si avvicinava. Sempre più iniziavo a pensare che forse era una pazzia più grande di me, ma devo dire che l’ultimo lungo mi ha reso più ottimista, visto che avevo finito non eccessivamente stanca. Forse forse ce la potevo fare.

L’ultima settimana è stata all’insegna dell’agitazione, le ultime due notti mi giravo e rigiravo nel letto, il pensiero era costantemente lì, aiuto! Il meteo per fortuna era favorevole, tornadi non ce n’erano in programma, quindi almeno su quello potevo stare tranquilla. L’unica mia sicurezza era che non ero da sola. C’erano Andrea e Narciso con me, quindi qualsiasi cosa potesse capitare, c’era qualcuno che poteva aiutarmi.

L’arrivo a Ravenna è stato, come sempre accade quando si parte col gruppo Cavalli, sereno e divertente, battute e risate ci accompagnano, anche se io sono silenziosa, la tensione pre gara si fa sentire. Tra ritiro pettorali, pacco gara, cambio, caffè, tutto si fa veloce, e presto arrivano le 9.30.

Vediamo i palloncini che si alzano al cielo, li guardo pensierosa, poi il fiume delle persone inizia ad avanzare e in men che non si dica superiamo lo start. La canzone di inizio, “It’s my life” descrive perfettamente quello che sentivo. La nostra avventura è cominciata.

30 KM CON LE GAMBE.

Non so come descrivere le sensazioni dei primi km, andiamo avanti a ristori, di 5 km in 5 km. Ridiamo per le innumerevoli pause di Andrea per fare pipì (e per forza avevi 200 m in più, con tutti gli allungamenti di percorso che hai fatto!), parliamo, cerchiamo di smorzare la tensione. Sapevamo che dovevamo affrontare quei maledetti 22 km di “nulla”, di strada dritta, di “Ponte della Libertà” eterno, ma credetemi che viverlo è stato drammatico. Correrli da sola sarebbe stato impossibile, la testa parte, ma noi eravamo insieme e insieme li abbiamo superati.

10 KM CON LA TESTA.

Intorno al 35° km inizio a pensare che forse non ce l’avrei fatta, le gambe mi facevano male, la stanchezza era immane ma non volevo mollare e quando Andrea ha proposto di fare 500 m di corsa e 500 di camminata la mia forza di volontà non voleva accettarlo, per me sarebbe stata una sconfitta ma piuttosto di finire la maratona in ambulanza ho acconsentito. Abbiamo ripreso a correre e, tutto d’un tratto, ho capito che tutto sommato potevo farcela: vedevo Andrea e Narciso che mi controllavano a vista, che si chiamavano se vedevano che rallentavo e improvvisamente la testa ha ricominciato a ragionare freddamente, non potevo fermarmi adesso, non con tutti i sacrifici che avevo fatto per arrivare fino a lì, e non solo io! La camminata almeno per ora non occorreva, potevo correre ancora e così ho fatto. In fondo mancavano solo 7 km…7 km interminabili, lenti, durissimi. Però diventano 6, 5, 4, 3…

2 KM CON IL CUORE.

Finalmente siamo entrati in città, la gente ci incitava, i maratoneti che avevano già finito ci urlavano che mancava poco, che ce l’avevamo fatta!!! Che emozione indescrivibile!!!!

Ormai eravamo consapevoli che avremmo visto di lì a poco il traguardo…e finalmente eccolo!!!

E 195 METRI CON LE LACRIME AGLI OCCHI.

Poi li abbiamo visti, loro, i nostri compagni di avventura della mezza, che ci aspettavano poco prima del traguardo, tenendo in mano la bandiera dei Cavalli Marini, felici di vederci, e le lacrime iniziano a scendere…ormai lo sapevo, ce l’avevo fatta, avevo realizzato il mio sogno…e gli ultimi metri tenendo in mano la nostra bandiera sono stati il premio per non aver mollato, per aver dato retta alla mia “testaccia dura” e aver finito, distrutta ma ancora in piedi, quell’impresa memorabile.

Superiamo il traguardo e finalmente tutti e tre ci abbracciamo, siamo stati grandi, poi io scoppio a piangere guardando quella medaglia meravigliosa, che fino a quel momento avevo visto solo su fb…adesso l’avevo al collo, l’avevamo al collo tutti e tre, e niente potrà mai farmi dimenticare la gioia dei nostri occhi e la soddisfazione di essere arrivati alla fine.

Il mio GRAZIE va ai Cavalli Marini, a chi ci ha aspettato ore e ore al traguardo, a chi da casa tifava per noi e ci seguiva, a chi si è preoccupato per non avermi visto tagliare il 30° km con i miei compagni, a mio marito e alla mie bambine che mi hanno permesso in questi mesi di allenarmi senza (quasi mai) lamentarsi, al mio socio, che da casa era preoccupato per me, e, ultimi ma sicuramente i più importanti, ai miei compagni di viaggio, e specialmente ad Andrea, perché insieme abbiamo condiviso un piccolo miracolo, un’emozione che resterà per sempre nel mio cuore, una giornata che è stata incredibile dall’inizio alla fine!

Scritto da |2018-11-13T08:22:42+00:0013 Novembre 2018|News|0 commenti