“La prima volta non si scorda mai” – il racconto della Maratona di Ravenna di Narciso Gir8

//“La prima volta non si scorda mai” – il racconto della Maratona di Ravenna di Narciso Gir8

“La prima volta non si scorda mai” – il racconto della Maratona di Ravenna di Narciso Gir8

Mi hanno chiesto di scrivere qualche riga per esprimere le sensazioni della mia prima maratona, non credo basterebbe un risma di carta per spiegare cosa si prova in una corsa che viene giustamente definita la “regina” delle competizioni.

Posso dire che non ho provato l’ansia della preparazione, della definizione delle tabelle e dello sforzo che ogni atleta serio compie per la fase preparatoria, la mia è stata una maratona improvvisata, azzardata e sicuramente un po’ “cazzona”.

Guardandomi intorno nei momenti precedenti lo start mi sentivo un po’ fuori luogo, quasi indegno di partire insieme a chi quella partenza se l’era sudata in ore di allenamenti, ripetute e tanti km di strada. Ma ormai la pazzia era fatta, dopo le buone sensazioni della mezza di Treviso e dopo i 24 km fatti con l’amico Andrea ho deciso e così, il 31 ottobre ho formalizzato l’iscrizione alla XX^
Maratona di Ravenna dell’11 novembre 2018.

Mi sono iscritto, per fare una prova senza nessuna pretesa con l’unico obiettivo di arrivare alla fine senza troppi danni. Sapevo che ci sarebbero stati anche Andrea e Annalisa e quindi ero sicuro che almeno fino ai 25-30 km avrei avuto compagnia e sostegno, dopodiché tutto dipendeva dalla testa e dalla tenuta del fisico di un cinquantasettenne.

La splendida compagnia “Road to Ravenna” si raduna alle 6 alla Despar di Borgo San Giovanni, la tensione pre-gara è palpabile, arriviamo senza nebbia a Ravenna con un buon anticipo e dopo avere ritirato: pacco gara, pettorale e bevuto un buon caffè ci prepariamo al rito della “vestizione”, un rito quasi sacro per il runner, vedo con piacere che non sono l’unico a temere di avere dimenticato qualcosa.

Vestizione finita portiamo gli zaini al camion che funge da deposito borse, sperando che non se ne vada una volta carico, quindi tutti in batteria. Salutiamo gli amici che vanno per la mezza e ci infiliamo nel pollaio dei partenti. Sono con Annalisa nella griglia rossa, viene con noi anche Andrea che sarebbe nella griglia verde, pronti via, si parte.

I primi 10 km li facciamo immersi in un serpentone umano che non lascia spazio di movimento, poi pian pianino il serpentone si dirada. Ad un certo punto incrociamo quelli della mezza e salutiamo i Cavalli che sfrecciano nella corsia opposta alla nostra, avanziamo sempre a ranghi compatti come tre pretoriani, la strada è nostra. Il percorso è allucinante, stradoni da 11 km da fare in un verso e nell’altro, la stanchezza comincia a farsi sentire ma tra due chiacchere e qualche risata i km passano, poi arriviamo al 35°, qui ad un ristoro il legamento laterale del ginocchio sinistro smette di flettere e quindi la ripartenza diventa dolorosa finchè non si riscalda la parte, mentre già da qualche km un doloretto all’inguine si faceva sentire. Siamo tutti e tre in crisi, ognuno con i suoi problemi, ma non si molla. Decidiamo di procedere più lentamente e vedere se è il caso di alternare corsa a camminata. Alla fine decidiamo di andare avanti ad oltranza con la corsa lenta.

Gli ultimi 7 km sono eterni, si ripercorrono le strade fatte nella fase iniziale della corsa solo che adesso sembrano durare il doppio, nonostante la fatica e i vari tipi di dolori teniamo duro ed arriviamo in vista del traguardo.

Qui gli amici Ballarin, Erik e Pocci ci fanno quasi piangere, sono rimasti 3 ore ad aspettarci ed adesso ci incitano e ci aspettano con la bandiera tricolore dei Cavalli Marini da portare al traguardo, l’emozione della cosa ci dà una botta di adrenalina incredibile, gli ultimi 200 metri con la bandiera in mano percorsi insieme ad Andrea e Annalisa non li dimenticherò mai, hanno ripagato la fatica, la sofferenza di quelle quasi 5 ore percorse insieme.

Ci tengo a dirlo ancora : “insieme” siamo partiti , “insieme” abbiamo fatto tutti i 42 km ed “insieme” abbiamo tagliato il traguardo.
Se sono arrivato al traguardo “felice” lo devo ad Andrea ed Annalisa, forse ci sarei arrivato in qualche modo, chi mi conosce sa che non mollo facilmente, ma non sarebbe stata la stessa cosa.

Grazie a chi a casa mi supporta e mi sopporta anche in queste pazzie, grazie ad Annalisa e grazie ad Andrea per avermi accompagnato in questa bellissima esperienza e grazie ai Cavalli che al traguardo con il loro gesto ci hanno fatto toccare il cielo.

Scritto da |2018-12-19T12:37:30+00:0012 Novembre 2018|News|0 commenti