La mia prima Ultra : il Racconto di BaffoRun

//La mia prima Ultra : il Racconto di BaffoRun

La mia prima Ultra : il Racconto di BaffoRun

Si, ho corso un UltraTrail di Cinquantatre kilometri e Duemilatrecento metri di dislivello positivo con un meteo assurdo.
Ma partiamo dall’inizio.

Da questo autunno con Paolo dopo il trail dei maroni a San Rocco di Piegara si ragionava su dove fosse possibile sperimentare la nostra prima Ultra. Poco prima di Natale ci regaliamo un biglietto di sola andata per l’aim energy trail di Malo VI che io avevo provato nella versione corta (15km) un anno fa, ma questa è tutta un’altra cosa, sono 53km con 2300 metri di dislivello positivo che è un po’ come andare da sottomarina a Marcon mettendoci in mezzo una montagna più alta del monte Verena, mica il solito trail da 2-3 ore che facciamo ai colli la domenica. Stranamente come in tutte le avventure assurde al gruppo si unisce anche Michele e i ben più esperti Stefano e Dario i veterani del settore delle Ultra nei Cavalli Marini.

18 febbraio sveglia ore 4.00, tanto non si è dormito un tubo dalla tensione e si parte direzione Malo, nel mezzo a Borgo diamo un passaggio ad uno sconosciuto che aveva perso la corriera fino al bus a Chioggia, chissà che il Karma sia dalla nostra con questo gesto caritatevole. Una bella mattina di pioggia e freddo si presenta al nostro arrivo anche se alla partenza veniamo graziati dalla pioggia (il karma è dalla nostra).

Palazzetto pieno tanto che i pettorali (450 atleti) sono in “sold out”. Più di qualche faccia conosciuta, che ti fa pensare che i pazzi son sempre quelli.
Solito iter del ritiro pettorale dopo una bella coda, la paranoia “di che cavolo mi metto oggi”manco fosse la serata degli Oscar, bacchette e zaino in spalla e via verso i cancelli di partenza.
Taca il Garmin, certifica il pettorale dall’addetto e subito si parte.
Stefano e Michele partono subito forti, io e Paolo più tranquilli abbiamo almeno 9 ore di gara davanti e decidiamo di dosare al massimo le energie fin da subito. Tanto i fenomeni si sono già mangiati le prime due salite di asfalto che portano ai sentieri.
Dopo un kilometro si comincia già a salire bene e scopriamo che sarà una corsa molto sporca vista la quantità di fango che c’è sui sentieri. I primi 10 Km passano che è una meraviglia belli fiduciosi visto che il tempo ha deciso di tenere botta.

Dopo 3 ore circa e la pioggerella che diventa pioggia arriviamo finalmente al primo cancello di Priasbona ed il primo ostacolo del tempo lo abbiamo superato ora ci aspetta un cancello al km 37. Dopo 3 ore dalla partenza ed un ristoro forse non gestito al meglio vado un po’ in paranoia e calo un po’ il ritmo anche perché su un lungo tratto di discesa ho continuamente paura di scavigliare la caviglia appena recuperata (mi auto convinco che stava bene) e di concludere la mia gara così senza tagliare il traguardo cosa che non accetto, infatti dopo una buona mezz’ora io e Paolo ci presentiamo alle pendici del monte Faedo e i suoi famosi 202 scalini con la simpatica scritta “il mare è di là” cosa che però mi fa ritornare il sorriso e passare la “naia” che mi aveva preso, nel frattempo decidiamo che è il caso di cambiare il nostro outfit perché la pioggia butta in nevischio e indossiamo il kway.

Arriviamo in cima e un bel caligo avvolge la cima manco fossimo ad Ariano Polesine e un alpino con il megafono incita gli atleti a non demordere (vedi video sul mio profilo). Cominciamo la prima vera discesa della giornata e manco fossimo al calcetto saponato nel 1994 in lungomare visto le condizioni indecenti dei sentieri pieni di fango scivoloso e scendiamo un po’ da culo, poco dopo infatti superiamo due soccorritori della croce rossa (sempre i veri numeri 1) che stanno cercando di raggiungere un atleta caduto alla fine della discesa che si è lussato la spalla ( mi resterà il dubbio su come cavolo lo hanno portato via da quella buca di fango) e da quel povero ferito di guerra in poi comincia il vero calvario del fango, mezz’ora di salita interminabile dove vai avanti di 1 passo e ne retrocedi di 2. Alleluia si arriva al ristoro dei 28 dopo 4 ore e mezza dove un the caldo ci da un po’ di vita. Ripartiamo subito e dopo essere usciti da un bosco va chi ti viene a trovare….. buora e neve, a denti stretti raggiungiamo un’altra cima e un alpino ci offre un liquore alla liquirizia che ci da lo sprint per affrontare una parte bella tecnica in bosco che ci fa poi sbucare nel parcheggio di un ristorante tipicamente gremito dei pranzi della domenica con i suoi profumi buoni, ma a testa bassa mi fiondo sulla nuova salita pensando al pasta party che mi aspetta, se mi aspetta….. gli ultimi non se li fila mai nessuno manco le cucine…..

Nel frattempo continuo con le mi barrette e cerco di bere anche se l’acqua nelle borracce è freddissima, finire le energie non è mai una bella cosa.
I sentieri oramai dopo il passaggio di almeno 300 atleti sono un fiume di fango tanto fango.
Fatto sta che di riffa e di raffa arriviamo al kilometro 37 ultimo check point e troviamo un ristoro bello ricco a base di polenta e salame e uova sode e perdendo ogni dignità mi fiondo sui vassoi, abbandonando tutto quel ben di Dio dopo 6 ore e mezza di gara alle spalle ci rendiamo finalmente conto che manca solo una salita e poi abbiamo solo la lunga discesa dal monte Malo che ci porterà al traguardo e dopo 43 km e più di 7 ore di gara finalmente inizia la discesa e noto che ho ancora gamba per correre e allegramente spingere le mie chiappe stanche al traguardo.

Felice ma sempre concentrato su dove metto i piedi (farsi male alla fine è una mia peculiarità), arriviamo finalmente in paese dove ormai non piove nemmeno più e felici come bambini a gardaland sentiamo lo speaker che grida i nostri nomi quando superiamo l’arrivo che contro ogni nostra più rosea aspettativa ferma il cronometro dopo 8 ore e 27 minuti di gara.
Do il cinque a Paolo conscio che oggi è stata una impresa epica per noi perché più tosta non la potevamo trovare questa giornata da UltraRunner.

In fine ringrazio tutte quelle buonanime che durante il tracciato e nei ristori hanno dato assistenza a 450 invasati di sport nonostante il meteo avverso al limite della decenza ed a tutta l’organizzazione perfetta di questa gara che consiglio a tutti quelli che si vogliono mettere alla prova. Unico neo non c’è una medaglia alla fine, cosa che odio alle gare non trovare la mia medaglia ad aspettarmi.

Ed ora come al solito Pasta Party e Birra a fiumi.

Ed al prossimo Trail con BaffoRun.

Scritto da |2018-02-23T21:16:47+00:0023 Febbraio 2018|News|0 commenti